Ritiro Caritas nuovo Anno Pastorale 2026-2027

Ritiro di inizio Anno Pastorale degli operatori, referenti e volontari della Caritas diocesana e Parrocchiale di Amalfi – Cava de’ Tirreni

Martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 15.30 alle 20.00
Maiori – Chiesa di San Domenico
Riflessione a cura di don Antonio Romano, Vicario Episcopale per la Carità dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno.
Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava de’ Tirreni, con don Francesco Della Monica, direttore della Caritas diocesana e don Nicola Mammato parroco di Maiori.

Ci sono momenti, nel servizio della carità, in cui è necessario sospendere per qualche ora il ritmo delle attività, lasciare sullo sfondo le urgenze quotidiane e ritrovare lo spazio per comprendere ciò che stiamo facendo, perché lo facciamo e verso quale direzione desideriamo camminare. Non per sottrarci alle responsabilità, ma per abitarle con maggiore consapevolezza. Il ritiro di inizio anno pastorale nasce da questa esigenza: offrire a volontari, referenti e operatori delle Caritas parrocchiali e della Caritas diocesana un tempo condiviso di ascolto, discernimento e rinnovamento del proprio servizio.

Il tema scelto, «Radicarsi per costruire», tratto dalla Lettera di san Paolo ai Colossesi (Col 2,6-7), richiama una questione essenziale per chi opera nella carità: su quali fondamenta poggia il nostro agire? Le attività, i progetti, gli interventi di prossimità e le risposte ai bisogni acquistano significato quando non si riducono a prestazioni da garantire, ma diventano espressione di una comunità che riconosce la dignità di ogni persona, si lascia interrogare dalle fragilità e lavora per rimuovere le condizioni che generano esclusione. Radicarsi, dunque, non significa fermarsi o ripetere ciò che si è sempre fatto. Significa tornare alle ragioni evangeliche del servizio, verificare le proprie motivazioni e acquisire lo sguardo necessario per leggere con attenzione le povertà del territorio.

La formazione di chi opera in Caritas passa anche da questa capacità di rileggere l’esperienza: riconoscere ciò che genera relazioni, ciò che restituisce autonomia e fiducia, ciò che invece rischia di lasciare le persone sole di fronte alle proprie difficoltà. La carità domanda competenza e responsabilità, ma anche disponibilità a mettersi in discussione, a lavorare insieme e a riconoscere che nessuno, da solo, può comprendere fino in fondo la complessità dei bisogni. Per questo il ritiro è anche un’occasione per rafforzare il legame tra le diverse realtà parrocchiali e il livello diocesano, condividere esperienze e difficoltà, far emergere domande comuni e individuare orientamenti concreti per il nuovo anno pastorale.

Ritrovarsi tutti insieme ha un valore che va oltre l’organizzazione delle attività. Permette di uscire dall’isolamento in cui talvolta si svolge il servizio quotidiano, di riconoscere il lavoro spesso silenzioso di tante persone e di maturare una visione condivisa della presenza della Chiesa accanto a chi vive situazioni di vulnerabilità. È in questo confronto che le esperienze locali possono diventare patrimonio comune e che la programmazione pastorale può prendere forma a partire dai bisogni reali delle persone, senza perdere di vista le risorse delle comunità e la possibilità di attivare nuove collaborazioni.

La riflessione guidata da don Antonio Romano offrirà l’opportunità di approfondire il significato spirituale e pastorale del radicamento, mentre il tempo della preghiera e della celebrazione eucaristica aiuterà a ricondurre il servizio alla sua sorgente. La presenza dell’Arcivescovo mons. Orazio Soricelli, che presiederà la Santa Messa insieme a don Francesco, direttore della Caritas diocesana, esprime inoltre il legame tra il cammino delle Caritas, la vita della Chiesa diocesana e la responsabilità condivisa di testimoniare il Vangelo attraverso scelte e gesti concreti.

L’inizio di un nuovo anno pastorale non coincide semplicemente con la ripartenza di un calendario o con la definizione di nuove iniziative. È il momento in cui una comunità è chiamata a interrogarsi sulle priorità, a distinguere ciò che è urgente da ciò che è davvero necessario e a progettare interventi capaci di generare prossimità, partecipazione e cambiamento. La preghiera, il confronto e la programmazione non sono passaggi separati: si sostengono reciprocamente e aiutano a dare coerenza alle scelte.

Radicarsi per costruire significa, allora, non perdere il legame con il Vangelo mentre si affrontano le questioni concrete del territorio; non fermarsi alla risposta immediata, ma accompagnare le persone e promuovere comunità più capaci di accogliere e includere; non affidare la carità alla sola disponibilità dei singoli, ma coltivare corresponsabilità, competenze e collaborazione. È da queste fondamenta che può prendere forma un servizio capace di leggere il presente, assumere le sue sfide e costruire, insieme alle persone e non al loro posto, percorsi di dignità e speranza.

Fondamentale quindi la partecipazione e il contributo che ogni volontario potrà dare!