«Perché il Vangelo prenda corpo»

La Quaresima di Carità 2026 nasce dal discernimento condiviso tra l’Arcivescovo e l’équipe diocesana della Caritas: non come un’iniziativa accessoria, ma come un passo collettivo attraverso cui l’intera Chiesa particolare si lascia rigenerare dal Vangelo e lo traduce in forma concreta, visibile, trasformante.
1. Visione e motivazione biblica
L’équipe diocesana, pregando e leggendo i segni del tempo, ha riconosciuto un’urgenza che non può essere elusa: «Rialza il povero dalla polvere» (Sal 113). Questo versetto, che non consola soltanto, obbliga. Indica la direzione di un cammino comunitario: non bastano su iniziative virtuose di singoli; serve un popolo che si muove insieme, come l’Israele che attraversa il deserto sostenuto dall’unica manna.
In questa luce, la Quaresima di Carità 2026 non è pensata come un gesto di beneficenza, ma come una scuola di umanità evangelica, un laboratorio di fraternità dove la Comunità ecclesiale accetta di essere modellata dalla Parola che chiede giustizia, responsabilità, condivisione.
2. Obiettivo della proposta
Il cuore della proposta è chiaro:
Unire l’intera Arcidiocesi in un’azione coordinata di sostegno ai servizi per i più fragili del territorio, come scelta pedagogica e spirituale prima ancora che economica. Il contributo raccolto è certamente necessario – perché il bisogno è reale, crescente, documentabile – ma non è il fuoco del progetto.
Il centro è l’atto comunitario: il gesto di unirsi per tessere una rete simbolica e concreta, capace di dire che il Vangelo non è un testo del passato, ma una chiamata attuale, esigente, operativa. Una chiamata per tutti e a cui non si può non aderire seppur in minima parte.
3. La Colletta della IV Domenica di Quaresima
Il 15 marzo – IV Domenica di Quaresima -, segnata liturgicamente dalla luce della Laetare, diventa per tutta l’Arcidiocesi il momento unitario della colletta.
Questa colletta non è “una tra le tante”.
È il punto di convergenza di un cammino comune, il segno cultuale che rende visibile ciò che nella settimana è costruito nel servizio e nella preghiera. Si chiede a tutte le comunità, parrocchie, gruppi, famiglie, realtà ecclesiali e non di partecipare senza esitazione, perché:
- non partecipare lascerebbe un vuoto, non economico ma spirituale;
- spezzerebbe la trama simbolica che stiamo tessendo;
- indebolirebbe la testimonianza ecclesiale verso i poveri e verso il mondo;
- rischierebbe di ridurre il Vangelo a parola non attuata.
Partecipare, invece, significa assumersi il peso e la dignità di questo “segno grande”, come la vedova del Vangelo che affida al Tempio ciò che ha: poco o molto, ma tutto ciò che decide d’essere.
4. Finalità dei fondi raccolti
Le offerte saranno destinate al consolidamento e allo sviluppo dei servizi diocesani a sostegno delle persone più fragili:
- accoglienza e ascolto qualificato;
- accompagnamento personalizzato;
- interventi per famiglie in emergenza;
- reti solidali territoriali;
- percorsi di reinserimento sociale e lavorativo;
- emporio solidale;
- dispensario farmaci;
- dispensario abiti;
- servizio docce e lavanderia;
- utenze e fitti.
Non una risposta episodica, ma un impegno di lunga durata, capace di restituire dignità, autonomia e futuro.
5. Dimensione pedagogica e comunitaria
Questa attività è stata pensata come un vero esercizio di conversione ecclesiale:
- educa alla corresponsabilità;
- apre gli occhi sulle ferite del territorio;
- ricostruisce il tessuto della fraternità;
- unifica la comunità attorno a un gesto che ha la forza di un rito e la solidità di un’azione sociale.
La carità non è un accessorio, ma un criterio teologico: è la forma che il Vangelo assume quando diventa storia. Per questo la Quaresima di Carità 2026 viene proposta come un segno da accogliere, non come un’iniziativa da valutare.
6. Conclusione – Camminare verso la Pasqua generando vita
Sostenere, partecipare, condividere non è solo un atto di solidarietà; è un modo per dichiarare pubblicamente che la nostra Chiesa crede ancora nella forza pasquale della carità. E crede che la resurrezione passa anche attraverso le scelte piccole e decisive che una comunità compie insieme.
Che questa Quaresima di Carità 2026 diventi dunque un cantiere di luce, un’opera corale dove l’Arcivescovo, la Caritas diocesana e tutto il popolo di Dio attraversano il deserto con passo unitario, perché «ci sia vita, e vita in abbondanza» per ogni fratello e sorella del nostro territorio.
7. Sussidi di preghiera proposti


